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Football Club Pro Vercelli 1892

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La storia della squadra di calcio "Pro Vercelli 1892"

La Società Ginnastica Pro Vercelli nacque nel 1887 e si affiliò alla Federazione Ginnastica d’Italia l’11 luglio 1892.

Nel 1902, a opera di Marcello Bertinetti, istituì anche una sezione per il calcio. Il colore delle maglie era il bianco, abbinato a calzoncini neri: la divisa divenne caratteristica (il soprannome dei giocatori era ed è ancora oggi Bianche Casacche) e fu onorata, più avanti, da squadre come lo Spezia, che adottò lo stesso stile per la sua divisa ufficiale, dal Derthona e, soprattutto, dalla Nazionale, che disputò le sue prime due gare in bianco, data l’assenza, per squalifica, proprio dei giocatori due volte campioni d’Italia (nel 1908 e nel 1909). A capo del club vi era l’avvocato penalista Luigi Bozino, prima vera figura di dirigente illuminato e avanti “anni luce” del calcio italiano, che rimase a guida delle società per trent’anni, in pratica sino alla sua morte. Nel 1906 la Pro Vercelli si affiliò alla F.I.F. (oggi F.I.G.C.) e disputò il suo primo campionato, in Seconda Categoria, venendo eliminata dalla squadra riserve della Juventus di Torino.

Nonostante l’esordio non favorevole, già l’anno successivo il piccolo club mostrò grandi progressi, riuscendo a vincere il campionato di Seconda Categoria e ottenendo il diritto di partecipare alla massima divisione dell’epoca (insieme al Campionato Federale di Prima Categoria 1908, poi disconosciuto dalla FIGC).

Al debutto in massima divisione la squadra piemontese seppe imporsi e riuscì nell’impresa di vincere immediatamente il campionato italiano, battendo nelle eliminatorie regionali la Juventus e superando in finale, in un triangolare, la U.S. Milanese e i genovesi dell’Andrea Doria. Il 2 maggio 1908, espugnando il campo dell’U.S. Milanese (diretta contendente per il titolo) i bianchi si aggiudicarono matematicamente il primo, storico titolo e la Coppa Romolo Buni a esso abbinata. A favorire l’impresa contribuì almeno in parte la decisione da parte della federazione di escludere dal campionato nazionale i giocatori stranieri, che furono dirottati a giocare una competizione parallela a quella italiana, detta federale, sempre organizzata dalla FIF ma successivamente delegittimata. Nel frattempo la prima squadra vinse anche il Campionato Federale di Seconda Categoria 1908, che tuttavia non sarà disconosciuto in quanto meno rilevante.

Nel 1909 la Pro Vercelli si confermò campione d’Italia, sconfiggendo nell’ordine il Torino, il blasonato Genoa e, infine, nella doppia finale, l’U.S. Milanese e vincendo così il Campionato Federale di Prima Categoria; la squadra vercellese poté così annoverare nel suo palmarès la Coppa Zaccaria Oberti abbinata alla vittoria del campionato. Nel parallelo “Campionato italiano” di Prima Categoria, che metteva in palio la Coppa Romolo Buni diede invece forfait nelle eliminatorie piemontesi contro la Juventus, la quale sarà poi vincitrice. A posteriori, però, sarà il campionato vinto dai vercellesi ad essere riconosciuto come valido per il titolo di “Campione d’Italia”, mentre il titolo juventino verrà disconosciuto in quanto boicottato dai club “spuri internazionali”. Tra gli artefici di questi importanti successi, i centrocampisti Ara e Leone e il giovane attaccante Rampini, classe 1891; pochi anni dopo i tre vennero convocati per le prime gare della Nazionale maggiore.

Nel 1909-10, campionato in cui si sperimentò per la prima volta un girone unico all’italiana, una Pro Vercelli che sembrava destinata a festeggiare la vittoria dello scudetto per la terza volta consecutiva, trovò una tenace rivale nell’Internazionale, neonata squadra milanese che chiuse al primo posto in classifica il torneo, a pari merito con i bianchi, rendendo necessaria la disputa di uno spareggio per assegnare il titolo. Dopo aver ottenuto un primo rinvio a causa di un’amichevole (peraltro nemmeno disputata), i vercellesi chiesero nuovamente di rinviare lo sfida-scudetto, in quanto tre dei loro migliori giocatori erano impegnati in un torneo militare. L’Inter, tuttavia, si oppose, con la motivazione che un eventuale rinvio avrebbe fatto coincidere la partita con le proprie amichevoli. La Federcalcio, allora, essendo impegnata nell’organizzazione dei primi incontri della Nazionale, e ritenendo che la richiesta della Pro di posticipare lo spareggio-scudetto fosse una tattica per guadagnare tempo e recuperare i propri giocatori infortunati (vista la mancata partecipazione alla prima amichevole), non concesse la proroga. Il presidente Bozino rispose schierando, il 24 aprile, gli undicenni della Squadra Ragazzi, che persero 10-3 una partita già scritta. Per questo episodio e per la singolare protesta, tutti i membri della società piemontese furono multati dalla F.I.G.C. per condotta antisportiva. I vercellesi si dovettero accontentare del titolo minore (e poi rimosso dagli albi d’oro federali) di “Campione italiano”, che, secondo il regolamento dei campionati 1909-10, sarebbe spettato alla migliore classificata tra le squadre “pure italiane” (prive cioè di stranieri), mentre l’Inter vinse il titolo ben più importante di “Campione federale” in quanto prima assoluta.

Nonostante l’amarezza per il secondo posto, i bianchi seppero rifarsi nei tre anni successivi, quando conquistarono altri tre titoli consecutivi (1910-11, 1911-12, 1912-13), finendo per insidiare il primato del Genoa nell’albo d’oro. Inoltre, a Torino, il 1º maggio 1913, nell’amichevole Italia-Belgio (1-0) nove giocatori della Pro Vercelli furono schierati tra i titolari.

Nel campionato 1913-14 la Pro Vercelli campione in carica mancò clamorosamente, per un punto, l’accesso alla fase finale del torneo, sopraffatta dal Genoa e dall’emergente Casale, la cui storia è direttamente legata ai successi dei bianchi di quegli anni. Raffaele Jaffe, presidente della giovane società monferrina, guardava ai trionfi vercellesi con risentimento, principalmente per motivi di campanilismo: per questa ragione si era posto l’obiettivo d’insidiare i primati della Pro. Scelse per le divise della sua squadra il nero, in antitesi con le Bianche Casacche, e in pochi anni seppe allestire una potente squadra che, proprio in quell’anno, riuscì a strappare lo scudetto dalle maglie dei vercellesi. La rivalità tra i due club non sarebbe mai venuta meno, anche dopo la nascita e la crescita di altre importanti realtà sportiva nella zona del Piemonte Orientale, come Alessandria e Novara, che andarono a completare il cosiddetto quadrilatero piemontese che tanti talentuosi giocatori plasmò nel periodo tra le due guerre mondiali. Il passo falso di quell’anno segnò anche la stagione successiva e la Coppa Federale del 1916, disputata dopo lo scoppio della guerra, quando fu nuovamente il Casale a estromettere i bianchi dalla competizione.

Dopo la prima guerra mondiale, la Pro Vercelli seppe riconfermarsi tra i più forti club italiani, lanciando Virginio Rosetta (perno della difesa della Juventus del Quinquennio d’Oro, nonché bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam e campione del mondo a Roma nel 1934) e vincendo, nel 1920-21, il sesto scudetto, battendo nella finalissima il Pisa per 2-1. L’anno dopo, il 1922, fu l’anno della scissione all’interno della Federazione, spaccata dalle proteste dei piccoli club, che si sentivano poco tutelati. I bianchi seppero comunque aggiudicarsi il settimo scudetto con la vittoria del Campionato C.C.I.; fondamentali furono le vittorie nella finale di Lega a Genova, il 14 maggio 1922, e nella doppia finale Nazionale contro la Fortitudo Pro Roma. All’apice della sua popolarità, la Pro Vercelli fu invitata in Brasile per una serie di amichevoli e fu l’unica squadra a non essere battuta in occasione della tournée italiana del Liverpool.

Quello del 1922 rimase l’ultimo scudetto per la mitica Pro: con la crescita dei team di Torino e Milano e del Bologna e la diffusione del professionismo (destò clamore, nel 1923, il passaggio di Rosetta alla Juventus per le cifre offerte al giocatore da Edoardo Agnelli), le casacche bianche, saldamente legate ai valori dello sport dilettantistico, persero quotazioni, così come accadde lentamente a tutte le squadre appartenenti a quel grande laboratorio di talenti che era il “quadrilatero piemontese”.

Chiudendo al quinto posto in classifica il campionato 1928-29, i bianchi ottennero la possibilità di giocare la prima edizione della Serie A (stagione 1929-30). Nel 1929 la Pro Vercelli lasciò il suo primo stadio, il “Foro Boario”, per il nuovo impianto di via Massaua, intitolato inizialmente all’aviatore Leonida Robbiano.

Fu nei primi anni 1930 che esplose il talento del giovane Silvio Piola, prodigioso attaccante che resse le sorti della squadra per cinque stagioni e che fu dirottato alla Lazio nel 1934. Senza più il suo goleador, la Pro Vercelli perse il suo smalto e il suo mito crollò definitivamente. Al termine del campionato 1934-35 i piemontesi retrocessero tra i cadetti, lasciando la Serie A. A Piola fu intitolato lo stadio “Robbiano” nel 1996, dopo la sua morte.

Una volta caduta in Serie B la Pro Vercelli non fu in grado di combattere per riacquisire un posto in massima serie. Già al termine della stagione 1936-37 si ritrovò coinvolta nella lotta per non retrocedere in Serie C, da cui uscì indenne solamente dopo una lunga serie di spareggi con Messina, Venezia e Catania. Dopo diverse stagioni di permanenza a centro-classifica, nel 1940-41 la squadra concluse all’ultimo posto il campionato e crollò in terza serie, categoria dalla quale risalì solamente nel dopoguerra per la riforma del campionato cadetto. Dopo due buoni campionati (1945-46 e 1946-47), però, la Pro Vercelli fece parte del grande numero di squadre destinate a comporre la Serie C al termine del difficile campionato 1947-48: la Pro non fece ritorno in B fino al 2012.

Già al termine della stagione 1949-50, dopo uno spareggio perso a Legnano contro il Luino retrocesse in Promozione Interregionale, salvo poi salvarsi per un ripescaggio. La caduta in IV serie fu però rinviata di soli due anni, e nel 1951-52, in seguito al tentativo della F.I.G.C. di fare anche della Serie C un campionato a girone unico, i vercellesi retrocessero in IV Serie. Nel 1954-55 il primo posto nel girone portò i bianchi a disputare le finali interregionali, dove furono estromessi, però, al primo turno dal Vigevano. Fu nel 1956-57 che i bianchi ottennero la promozione in terza serie; l’esperienza durò cinque stagioni: fu un nuovo spareggio, questa volta a Novara contro il Saronno, a sancire il ritorno in Serie D della Pro Vercelli, che nel 1965 cadde anche in Prima Categoria e nel 1967 fu omaggiata della Stella al merito sportivo CONI.

Nella stagione 1970-71 la Pro Vercelli diede il via a un emozionante duello per la promozione con la Biellese; le due squadre conclusero appaiate al primo posto il campionato e furono costrette a disputare ben due spareggi, uno a Novara (Vecchio campo di calcio) e l’altro a Torino (Stadio Comunale). Le due vibranti gare, che si conclusero sul 4-4 e sul 2-2, non diedero però un responso e solo il lancio di una moneta sancì il passaggio dei vercellesi in Serie C.

L’anno successivo i bianchi si salvarono grazie alla migliore differenza reti nei confronti del Treviso; nel 1975-76 chiusero il campionato al terzo posto in classifica, anche se fu un potente Monza a beneficiare della promozione. Nel 1977-78 la riforma del campionato di Serie C vide i bianchi assegnati alla Serie C2 per un solo punto nei confronti di Alessandria e Padova. Inopinatamente, le Casacche Bianche retrocessero l’anno dopo in Serie D, dopo uno spareggio perso con il Legnano. Solo nel 1983-84, dopo un ennesimo spareggio con la Cairese, la Pro Vercelli risalì dall’Interregionale.

Nel 1990 la Pro Vercelli, guidata dall’allenatore Giuliano Zoratti e dal giovane attaccante Roberto Murgita disputò un ottimo campionato; con il Siena già promosso, erano i bianchi e il Pavia a contendersi l’altra promozione, ritrovatesi appaiate a un turno dalla fine. Ma se il team lombardo, il 3 giugno, riuscì a espugnare di misura il campo della Sarzanese, la Pro Vercelli, che pure vantava la migliore difesa del campionato, crollò clamorosamente a Pontedera, dove i pericolanti padroni di casa vinsero per 6-1. Fu il primo capitolo di un’estate drammatica per il calcio vercellese: la squadra non fu infatti iscritta al successivo campionato per il mancato pagamento di una fidejussione. L’esclusione dal campionato di Serie C2 portò al ripescaggio del Novara, che frattanto aveva perso lo spareggio salvezza proprio con il Pontedera e sembrava destinato per la prima volta a retrocedere nelle categorie dilettantistiche; le Casacche Bianche, dopo aver rischiato la radiazione, riuscirono a iscriversi al campionato di Promozione.

Nel 1994, dopo una difficile risalita, la Pro Vercelli ottenne la Serie C2, vincendo anche lo Scudetto Dilettanti nella doppia finale contro il Giulianova. Da quel momento la squadra è diventata una presenza fissa in C2, partecipando ai Play-off per la promozione in due occasioni (1994-95 e 2000-01) e, più recentemente, evitando la retrocessione in due casi ai Play-out (2002-03 e 2004-05) e, al termine della stagione 2003-04, grazie a un ripescaggio. Da notare come nel 1998, sia nata la collana “Grande Album della Pro Vercelli”, che si impone per qualità, completezza e modernità storico-statistica – mai viste prima a livello di trattazione calcistica – e che diventerà, con gli anni, la collana editoriale più longeva al mondo dedicata a un club sportivo.

In occasione del centenario della conquista del primo scudetto nel 1908, tra l’8 e il 15 settembre 2008 sono stati organizzati una serie di eventi che hanno coinvolto sia la squadra, con tornei giovanili e un’amichevole con il Torino, sia la città, con workshop, mostre, e con l’esposizione della Coppa del Mondo 2006.

Dopo anni di precaria situazione economica, la squadra pare aver raggiunto una certa stabilità che le ha garantito buone prestazioni, anche sul campo, nel campionato 2006-07 e nel campionato 2007-08.

La stagione 2009-2010 è stata la sedicesima consecutiva disputata dalla Pro Vercelli in Serie C2/Lega Pro Seconda Divisione (record assoluto di partecipazioni consecutive). In questa stagione, inoltre, si disputa per la prima volta il derby con la neopromossa Pro Belvedere Vercelli. Le due squadre finiscono per dividersi la posta: all’andata la Pro Vercelli batte la Pro Belvedere per 1-0, mentre nel girone di ritorno lo storico sodalizio bianco viene sconfitto dai gialloverdi con il medesimo punteggio.

Terminata questa annata la situazione economica del club bicciolano torna però ad essere critica: il 30 giugno 2010 la richiesta d’iscrizione alla Lega Pro Seconda Divisione viene formalizzata solo grazie a una raccolta di fondi effettuata in extremis da varie realtà imprenditoriali cittadine, che racimolano i 140 000 euro necessari a comporre la fideiussione. Contestualmente viene paventata la possibilità di un ripescaggio della Pro Belvedere Vercelli (appena retrocessa in Serie D nel medesimo campionato, dando la stura a voci su una possibile unione di forze tra le due squadre.

La situazione però precipita il successivo 16 luglio, allorché la richiesta d’iscrizione della Pro alla quarta serie viene rigettata: a stretto giro, il comune di Vercelli convoca un tavolo tecnico tra dirigenti della Pro Belvedere (che nel mentre si vede formalizzare il ripescaggio tra i professionisti) e i dirigenti residui della Pro (ormai quiescente) al fine di salvare la prestigiosa tradizione sportiva delle bianche casacche.

La soluzione prescelta comporta il “sacrificio” della Pro Belvedere: il 4 agosto 2010 la Pro Vercelli viene definitivamente estromessa dalla Lega Pro e due giorni dopo essa viene formalmente ridenominata Unione Sportiva Vercelli Calcio. Il patron gialloverde Massimo Secondo riesce così a mutare la ragione sociale del Belvedere in Football Club Pro Vercelli 1892, rilevando i marchi e la tradizione sportiva delle bianche casacche. La radiazione della vecchia società (inattiva, ma non ancora fallita) verrà infine decretata, dopo un lungo iter giudiziario, il 19 dicembre 2013.

La “nuova” Pro costruisce una rosa piuttosto giovane, ma di buon tasso tecnico, puntando all’immediata promozione in Prima Divisione. Dalle rose delle squadre dell’anno precedente vengono confermati solo due giocatori (il difensore Claudio Labriola della Pro Vercelli e il terzino Stefano Murante della Pro Belvedere Vercelli), mentre in panchina viene nominato Maurizio Braghin, ex allenatore del Rodengo Saiano, che aveva già allenato la Pro dal 2000 al 2003.

Il debutto della nuova società avviene l’8 agosto, battendo in amichevole per 2-0 il Piacenza, militante in Serie B. In Coppa Italia Lega Pro 2010-2011 sfiora le semifinali, venendo eliminata alla fase a gironi a tre squadre, finendo prima a pari punti col Pisa; passa però la squadra toscana, grazie a una rete in più segnata nel girone.

In campionato nel girone d’andata la Pro Vercelli parte subito alla grande, ma nel girone di ritorno la squadra accusa un calo di prestazioni, ottenendo solo tre vittorie e undici pareggi e arrivando addirittura a perdere in casa con il fanalino di coda Mezzocorona per 0-3, retrocesso la domenica successiva. Il campionato viene vinto dalla neo-promossa Tritium, mentre la Pro chiude il campionato al terzo posto con 52 punti. Nei play-off affronta la Pro Patria, quarta classificata. L’andata a Busto Arsizio vede le bianche casacche soccombere per 5 reti a 2. Al ritorno la Pro Vercelli cercherà di rimontare il risultato dell’andata, ma riuscirà a vincere solo per 2-0 e per un gol viene eliminata.

Il 4 agosto 2011 la Pro Vercelli ottiene il ripescaggio in Prima Divisione (cui partecipa per la prima volta, anche considerando i campionati con la precedente denominazione di Serie C1) a integrazione di uno dei 5 posti lasciati liberi da Atletico Roma, Ravenna, Salernitana, Lucchese e Gela. Dopo 33 lunghi anni trascorsi tra Serie C2 e leghe dilettantistiche, la Pro torna pertanto nel terzo livello del calcio italiano. L’intelaiatura della squadra della stagione precedente viene preservata e integrata con l’inserimento di numerosi giovani e qualche rinforzo specifico per reparto.

La Pro Vercelli disputa un campionato di vertice, chiudendo la stagione regolare al quinto posto e qualificandosi per i play-off, ove dapprima elimina il Taranto in semifinale e infine, il 10 giugno 2012, supera in finale il Carpi (0-0 all’andata e 3-1 al ritorno), garantendosi la promozione in Serie B a 64 anni di distanza dalla sua ultima apparizione.

La permanenza nella serie cadetta delle “bianche casacche” dura però soltanto una stagione: dopo aver trascorso tutto il campionato nella bassa classifica (con un infruttuoso doppio avvicendamento in panchina tra Braghin e Giancarlo Camolese), il 3 maggio dell’anno successivo arriva la matematica certezza della retrocessione in Lega Pro con due partite di anticipo, a seguito della sconfitta per 3 a 1 sul campo del Verona.

Nella stagione 2013-2014 la Pro Vercelli (ora guidata da Cristiano Scazzola) chiude il girone A di Lega Pro Prima Divisione al secondo posto a solo un punto dalla vetta, mancando proprio all’ultima giornata il sorpasso sulla capolista Virtus Entella e qualificandosi per i play-off, ove in finale supera il Südtirol (0-1 a Bolzano e 1-1 a Vercelli), dopo aver eliminato rispettivamente Feralpisalò per 3-0 e Savona (1-2 a Savona e 2-1 a Vercelli), risalendo così immediatamente in Serie B dopo soltanto una stagione di assenza.

Nella successiva stagione la Pro raggiunge la salvezza matematica all’ultima giornata, ove la sconfitta esterna contro il Trapani per 2-1 risulta ininfluente a fronte dei risultati delle squadre concorrenti. Di fatto era stata decisiva la penultima giornata, in cui le bianche casacche avevano pareggiato in casa contro il Bologna per 1-1 grazie al goal segnato negli ultimi minuti da Davide Luppi (avendo tra l’altro giocato buona parte della gara con un uomo in meno). Più o meno analoga risulta l’annata 2015-2016, ove le bianche casacche (complice anche l’avvicendamento in panchina all’8ª giornata tra Scazzola e Claudio Foscarini) chiudono la stagione regolare al 17º posto e centrano nuovamente il mantenimento della categoria.

Più tranquilla si rivela la stagione 2016-2017, nella quale le bianche casacche (guidate in panchina da Moreno Longo, ex tecnico della Primavera del Torino) eccetto alcuni momenti di difficoltà oscillano soprattutto tra 12ª e 16ª posizione, per poi conseguire la matematica salvezza alla penultima giornata grazie al pareggio per 2-2 contro il Brescia. Nel corso della stagione la Pro riesce inoltre (dopo 15 anni senza vittorie) ad aggiudicarsi il sentito derby contro il Novara, superato in casa per 2-1.

La stagione 2017-2018 risulta invece disastrosa: la Pro Vercelli naviga sin da subito nei bassifondi della classifica e con una giornata di anticipo retrocede in Serie C dopo quattro stagioni trascorse in seconda serie.

Palmarès

Scudetto Campionato italiano: 7
1908, 1909, 1910-1911, 1911-1912, 1912-1913, 1920-1921, 1921-1922

Seconda Categoria:
Campione d’Italia: 1
(1907)
Campione FIF: 1
(1908)
IV Serie: 2
1954-1955 (girone A), 1956-1957 (girone A)
Serie D: 1
1970-1971
Campionato Interregionale: 1
1983-1984
Campionato Nazionale Dilettanti: 1
1993-1994
Scudetto Dilettanti: 1
1994

Stadi di club

Il primo terreno casalingo della Pro Vercelli fu il Camp ad la fera, ubicato nel centrale giardino pubblico di piazza Pietro Camana.

Col passare degli anni esso non risultò più adeguato dal punto di vista infrastrutturale ad accogliere il club, sicché nel 1932 venne inaugurato poco lontano un nuovo stadio, inizialmente intitolato all’aviatore Leonida Robbiano e poi (a seguito di una delibera del comune promulgata nel 1998) al calciatore Silvio Piola, due volte campione del mondo, che giocò nella Pro Vercelli dal 1929 al 1934 collezionando 127 presenze e 51 gol.

La capienza, che originariamente arrivava a circa 12.000 spettatori, tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI è stata più che dimezzata, scendendo finanche al di sotto dei 3000 posti.

A partire dagli anni 2010 l’impianto è stato radicalmente ristrutturato. Nell’estate del 2011 la Pro Vercelli, con l’aiuto del comune, provvede a sostituire il manto erboso con un fondo sintetico di ultima generazione, a rimuovere le vecchie recinzioni, a rinnovare la gradinata nord, a ristrutturare gli spogliatoi e a potenziare l’impianto luminoso. Nella stagione 2011-2012 la curva ovest viene chiusa per tutta la durata del campionato onde consentirne i lavori di ristrutturazione.

Ulteriori e più consistenti lavori sono stati messi in opera nel 2012 per adeguare lo stadio alle normative della Serie B, in cui la Pro Vercelli è tornata dopo 64 anni d’assenza. Sono stati dotati di seggiolini tutti i settori dello stadio, è stata finalmente aperta la Curva Ovest, è stata completamente ristrutturata la palazzina degli spogliatoi, è stato potenziato l’impianto di illuminazione e la recinzione. Per consentire lo svolgimento di tutti i lavori previsti, dall’inizio del campionato e fino al 14 ottobre 2012 la Pro Vercelli ha disputato le partite casalinghe allo stadio Leonardo Garilli di Piacenza, ritornando al Piola il 20 ottobre per la partita contro il Padova.

Dopo la salvezza in Serie B ottenuta dalle bianche casacche nel maggio 2015, lo stadio è stato ulteriormente ampliato: la capienza è aumentata a 5.500 posti.

Gli allenamenti della squadra si svolgono quotidianamente allo stadio Silvio Piola, mentre il settore giovanile utilizza il centro sportivo “Mario Ardissone” di Via Vicenza.

Record del club

Prima Categoria 10
1907-1908 1920-1921

Prima Divisione 5
1921-1922 1925-1926

Divisione Nazionale 3
1926-1927 1928-1929

Serie A 6
1929-1930 1934-1935

Seconda Categoria 2
1905-1906 1906-1907

Serie B 13
1935-1936 2017-2018

Serie B-C Alta Italia 1
1945-1946

Serie C 19
1941-1942 2018-2019

Lega Pro Prima Divisione 2
2011-2012 2013-2014

Serie C2 21
1978-1979 2007-2008

Lega Pro Seconda Divisione 3
2008-2009 2010-2011

Serie D 9
1962-1963 1970-1971

IV Serie 5
1952-1953 1956-1957

Serie D 5
1979-1980 1993-1994

Campionato Interregionale 3
1981-1982 1983-1984

La Pro ha disputato 104 stagioni sportive nazionali, di cui 82 proto o pienamente professionistiche, compresi 18 campionati di Prima Categoria, Prima Divisione e Divisione Nazionale (A), 2 campionati di Seconda Categoria, 1 campionato di Serie B-C Alta Italia giocato come squadra di C e 24 campionati di Serie C2. È esclusa l’annata 1990-91, nella quale la Pro partecipò al campionato di Promozione del Piemonte, il più basso della sua storia.

Tifosi

Per gran parte della sua lunga storia, la Pro Vercelli ha sempre avuto un pubblico numeroso e appassionato per essere la squadra di una piccola città come Vercelli, posta a pochi chilometri di distanza dalle grandi compagini metropolitane di Torino e Milano. Fino agli anni 1990, lo stadio Silvio Piola ha sempre registrato un numero di spettatori elevato in rapporto alla popolazione cittadina, persino nelle categorie minori. Basti pensare che non erano poche le volte in cui gli spalti, che originariamente potevano ospitare più di diecimila persone, si presentavano gremiti all’inverosimile, con tifosi addirittura arrampicati sugli alberi pur di assistere alla partita. L’apice è stato raggiunto dal pubblico vercellese in occasione del celebre doppio spareggio della stagione 1970-1971 contro la Biellese: per una finale di Serie D, sul campo neutro dello stadio Comunale di Novara si ritrovarono oltre 15.000 spettatori tra vercellesi e biellesi, mentre al Comunale di Torino il pubblico fu di oltre 20.000 persone. Purtroppo però tra gli anni 1990 e i primi anni 2000, in seguito a continui fallimenti sportivi e societari e a un’interminabile permanenza nei bassifondi del calcio italiano, la passione cittadina nei confronti della Pro Vercelli è scemata sempre più, arrivando a coinvolgere nei momenti più bui solo alcune centinaia di tifosi irriducibili.

Il tifo organizzato vero e proprio a Vercelli nasce nei primi anni 1980, con la formazione di gruppi pionieristici come White Riot, Lions e Ultras. Nel 1986 a essi si aggiungono i Weiss Brigaden, poi scomparsi a seguito della radiazione della società nel 1990; i componenti di questa fazione finiscono per accasarsi in un altro gruppo, dando vita agli Eternamente Leoni. Intorno al biennio 1993-1994 nascono i gruppi Vercelli Front e i N.e.d.o, seguiti nella stagione seguente dalle ricostituite Weiss Brigaden. Nel 1999 vengono alla luce le formazioni Boys, Nuova Guardia e gli Ultras Vercelli. Nel corso degli anni cambiano i nomi dei gruppi-guida, ad esempio nei primi anni 2000 acquista una certa importanza la Gioventù Bianca, che però non dura molto; passano tante persone, ma, con alti e bassi, lo zoccolo duro permane. Nel 2004 nascono i White Lions, nucleo che più di tutti riesce ad accomunare le diverse generazioni di ragazzi presenti nella Ovest, problema storico a Vercelli. I White Lions si dimostrano un bel gruppo, sia dentro che fuori lo stadio, di mentalità, fondato sull’amicizia delle persone che lo compongono; portano avanti e insegnano un essere ultras, basato sull’orgoglio e sulla goliardia, sconosciuto a Vercelli. In seguito all’irrigidimento della repressione nei confronti degli ultras, specie dopo i fatti di Catania del 2007, resistono non esponendo più lo striscione, non utilizzando più le loro bandiere, ma continuando a essere presenti, senza mandare fax o chiedere autorizzazioni. Orgogliosi di essere nati in anni bui della loro squadra, senza soddisfazioni, sono sempre presenti. L’ultimo anno di militanza purtroppo li “spezza”, con diffide ingiuste, lunghe e pesanti che causano il loro scioglimento nell’agosto del 2008. Dopo anni passati a testa alta, la Ovest rimane perciò priva di una guida; solo alcuni volenterosi ragazzi cercano di ricostituire una sorta di tifoseria organizzata, ma anche loro sono costretti ad arrendersi alla repressione, venendo colpiti da altre denunce e diffide, soprattutto in seguito agli scontri nel derby-farsa con la Pro Belvedere del 20 settembre 2009 e alla manifestazione non autorizzata di protesta di una settimana dopo.

Solo con il nuovo corso della F.C. Pro Vercelli e il fallimento della vecchia U.S. Pro Vercelli si assiste alla rinascita del tifo vercellese, prima con un gruppo di giovani chiamati Giovani Leoni e poi, nel 2010, con la costituzione del West Side, gruppo che trainerà la Ovest per i successivi tre anni. Al contrario dei White Lions, questa formazione si dimostra molto più formale e rispettosa delle regole, aderendo alla Tessera del Tifoso e registrando striscioni e bandiere nell’Albo degli striscioni dell’Osservatorio allo Sport del Viminale. Con alla guida il West Side e altri gruppi minori, la curva torna dopo parecchio tempo a riempirsi di tifo e di entusiasmo, sia “in casa” che in trasferta, grazie anche all’inaspettata promozione della squadra in Serie B . Tuttavia, a causa dell’immediata retrocessione, la passione ritrovata subisce una brusca flessione, soprattutto in curva, dove si abbattono ancora numerosi Daspo, per gli scontri con ultras novaresi nel derby dell’11 maggio 2013, e iniziano a serpeggiare alcuni dissidi interni al tifo organizzato. Tra il 2012 e il 2014, infatti, il West Side perde progressivamente il controllo della curva a favore del gruppo Old Style, nato in seguito alla prima promozione in Serie B e politicamente schierato a destra. La vincita dei play-off da parte della squadra e il conseguente ritorno nella serie cadetta del 2014 sembrano ricompattare l’ambiente, con la curva e l’intero stadio che registrano numeri davvero importanti per la piccola realtà vercellese, ma è solo un’illusione. Nell’anno successivo le tensioni nella Ovest aumentano, pertanto si tenta di arginare i problemi che contrappongono i tanti piccoli gruppi formatisi in curva costituendo un’unica formazione dietro lo striscione Curva Ovest, dalla quale si dissociano soltanto gli Old Style. L’esperimento, però, ha vita breve e, dopo un anno passato su discreti livelli, il gruppo si scioglie, lasciando ancora una volta il tifo organizzato vercellese senza una vera e propria guida. Nell’annata 2015-2016, a causa d’incomprensioni, forti dissidi e differenti visioni dell’essere ultras, la situazione in curva degenera, diventando a tratti quasi insostenibile, tant’è vero che molti tifosi storici scelgono di disertare la Ovest. Il tifo e la presenza, sia “in casa” che in trasferta, latitano per lunghi tratti della stagione, ritrovando entusiasmo soltanto in occasione dei due derby con il Novara e nel finale di campionato, in particolare nell’ultima partita contro il Cagliari, con 5.400 spettatori e lo stadio praticamente esaurito.

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