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Hellas Verona Football Club

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La storia della squadra di calcio "Hellas Verona"

Nell’ottobre del 1903 un gruppo di studenti del liceo classico Scipione Maffei di Verona fondò un club e, su proposta del professor Decio Corubolo, per l’appunto insegnante di greco, lo battezzò Associazione Calcio Hellas (per ricordare l’antica Ellade, ovvero l’odierna Grecia); primo presidente venne eletto il conte Fratta Pasini, con un fondo associativo pari a 32 lire. Nel 1919, dopo la Prima guerra mondiale, l’Hellas assunse la denominazione Football Club Hellas Verona accogliendo, per fusione, la società minore denominata Verona.

All’avvio della Serie A a girone unico l’Hellas, che un anno prima aveva incorporato, per fusione, due rivali veronesi, Bentegodi e Scaligera, assumendo la denominazione A.C. Verona, partì dal campionato di Serie B, in seguito al brutto piazzamento (12º posto) ottenuto l’anno precedente nella Divisione Nazionale, che impedì al club di iscriversi alla Serie A. Al suo debutto nel campionato cadetto (1929-1930) chiuse con un incoraggiante sesto posto, con 7 punti di distacco dal Legnano promosso nella massima serie.

Nel 1941, mentre imperversava il secondo conflitto mondiale il Verona, dopo un decennio interamente trascorso in serie B, affrontò uno dei suoi peggiori momenti storici, retrocedendo in Serie C. I gialloblù riuscirono però a risalire abbastanza in fretta, nel giro di due sole stagioni (1943).

Dopo essere tornato nella categoria superiore, il Verona iniziò un lungo periodo in Serie B finché, dopo quattordici anni, vinse il suo primo campionato di Serie B: infatti, nel 1957 i gialloblù, allenati da Angelo Piccioli (secondo allenatore più presente sulla panchina scaligera con 225 partite, dietro al solo Bagnoli), furono i protagonisti del torneo e, pareggiando in casa con il Como per 1-1 nell’ultima giornata, ottennero il punto che mancava loro per poter festeggiare la tanto agognata promozione.

Il Verona restò in Serie A una sola stagione (1957-1958): a un ottimo girone di andata che vide i gialloblù girare la boa alla rassicurante quota di 18 punti in 17 partite, seguì infatti un disastroso girone di ritorno che ebbe come epilogo la sconfitta contro il Bari (secondo classificato della Serie B 1957-1958) nel doppio spareggio che determinò la retrocessione della società scaligera in cadetteria.

Nell’estate del 1958 il Verona assorbì un club minore veronese, l’A.S. Hellas, nel frattempo ammessa in Serie C, in modo da poter riprendere la denominazione di Associazione Calcio Hellas Verona in omaggio alle sue origini. Seguirono quindi dei campionati anonimi, fino a quando nel 1968 la squadra guidata da Nils Liedholm riconquistò la categoria esattamente un decennio dopo l’ultima promozione. Il salto di categoria venne guadagnato all’ultima giornata, grazie a una vittoria sul Padova per 1-0 ma soprattutto alla vittoria in trasferta in rimonta (1-2) conto la diretta concorrente Bari, alla penultima.

L’Hellas, al ritorno in massima serie dopo la breve avventura in Serie A del 1958, stavolta si salvò con relativa facilità, conducendo una stagione equilibrata chiusa al decimo posto mentre, nelle stagioni successive, riuscì ad inanellare una serie di importanti salvezze in massima serie. Nel 1974 l’Hellas finì la stagione al quart’ultimo posto evitando la retrocessione, ma fu declassato in ultima posizione e condannato alla Serie B durante i mesi estivi a causa dello “scandalo della telefonata” in cui furono coinvolti il presidente della squadra Saverio Garonzi e un ex giocatore, Sergio Clerici. Il Verona ritornò comunque subito in Serie A al termine del successivo campionato cadetto (1975).

Nel 1978 la squadra rimase sfortunatamente coinvolta nell’incidente ferroviario di Murazze di Vado. A causa di un disguido aereo legato al maltempo, il club veneto era ricorso al treno per raggiungere la capitale, dov’era in programma la sfida di campionato contro la Roma: i giocatori e lo staff viaggiavano sul primo vagone della “Freccia della Laguna”, che in prossimità di Monzuno investì le carrozze dell’espresso Bari-Trieste deragliato pochi secondi prima. Destino volle che al momento del disastro la formazione si fosse spostata per il pranzo nella carrozza ristorante, salvandosi, e uscendo quasi illesa, dall’incidente che contò una quarantina di vittime tra le carrozze scagliate dall’urto nel dirupo sottostante.

Dopo aver disputato dieci campionati su undici in Serie A dal 1968 in poi, il Verona tornò in Serie B nel 1979. In cerca di equilibrio e con un ricambio generazionale in corso sia dei dirigenti che dei giocatori, la società rimase bloccata tra i cadetti per tre anni.

Dalla rivoluzione di rosa e tecnici che seguì, ebbe inizio quello che sarebbe stato il ciclo di vittorie più importante della storia del club scaligero: nella stagione successiva (1981-1982), sotto la guida del nuovo allenatore Osvaldo Bagnoli, l’Hellas chiuse infatti al primo posto, vincendo il campionato cadetto e facendo ritorno in Serie A.

L’anno successivo, i gialloblù stupirono tutti e nel girone di andata della massima serie contesero a lungo il primo posto della classifica alla Roma, che poi vinse lo scudetto; nella tornata di ritorno vi fu l’inevitabile calo fisico di una formazione costruita senza grosse ambizioni, ma gli scaligeri riuscirono comunque a terminare il campionato al quarto posto, guadagnandosi la qualificazione all’edizione successiva della Coppa UEFA.

Anche nel 1983-1984 il Verona fu protagonista di un ottimo campionato: esattamente come l’anno prima alla decima giornata era al primo posto in condominio con la Roma, e, come l’anno prima, subì una flessione nel girone di ritorno che comportò un comunque brillante piazzamento finale al sesto posto.

Dopo aver concluso due campionati nella parte alta della classifica (ed entrambe le stagioni nobilitate da una finale di Coppa Italia) i dirigenti del Verona, pur continuando a parlare di salvezza, decisero di alzare il tiro. Nell’estate del 1984 arrivarono infatti presso la corte scaligera due quotati calciatori stranieri, punti fermi delle rispettive nazionali: il difensore tedesco Hans-Peter Briegel e l’attaccante danese Preben Elkjær. Al termine della Serie A 1984-1985, dominata dalla squadra scaligera fin dalle prime giornate, il pareggio per 1-1 ottenuto a Bergamo contro l’Atalanta garantì all’Hellas la conquista dello scudetto con un turno di anticipo.

Lo scudetto assunse valore non solo perché conseguito in un’epoca in cui le squadre italiane stavano iniziando a riaffermarsi a livello internazionale (la Nazionale stessa era campione del mondo), ma anche per i molti tra i migliori calciatori del mondo, vedi Platini, Zico, Maradona, Sócrates, Rummenigge e Falcão, che calcavano i campi della Serie A.

Il proprietario Chiampan cercò in tutti i modi di mantenere il Verona ad alti livelli negli anni post-scudetto, ma, a causa della progressiva vendita dei giocatori-chiave che avevano determinato la conquista dello scudetto dovuta al dissesto economico societario, nella stagione 1989-1990 i gialloblù retrocedettero in seguito alla sconfitta contro il Cesena proprio all’ultima giornata di campionato, scivolando quindi in Serie B.

Nel 1991, nonostante il fallimento della società, i giocatori guidati dall’allenatore Eugenio Fascetti terminarono comunque il campionato (1990-1991) nel migliore dei modi, ottenendo un’insperata promozione in Serie A. La squadra retrocesse però di nuovo la stagione successiva, con diverse giornate di anticipo. Il Verona iniziò così a fare altalena tra la massima serie e quella cadetta. Nel 1995 il club acquisì nel frattempo il nome Hellas Verona Football Club che mantiene ancora oggi (dopo aver usato per quattro anni il nome Verona Football Club in seguito al fallimento e alla rapida rinascita del 1991). Dopo due promozioni (1990-1991 con Eugenio Fascetti e 1995-1996 con Attilio Perotti) seguite da immediate retrocessioni, la vittoria nel campionato di Serie B nel 1998-1999 sotto la guida del rampante Cesare Prandelli (il quale mise insieme quell’anno una striscia di 8 vittorie consecutive tra la 6ª e la 13ª giornata, record per la Serie B italiana che verrà uguagliato da Mandorlini nel 2011-2012) sembrò aprire una nuova fase nella storia del club.

Il III millennio iniziò con gli scaligeri ancora allenati da Prandelli che dopo un inizio difficile avviarono una serie di risultati utili consecutivi nel girone di ritorno, chiudendo il campionato di Serie A 1999-2000 al nono posto. L’anno successivo (2001), invece, l’Hellas riuscì a salvarsi solo dopo aver vinto il doppio spareggio contro la Reggina[18], mentre il campionato 2001-2002 si concluse invece con la retrocessione in seguito alla brutta sconfitta esterna dei veneti contro il Piacenza (3-0). Seguirono alcune annate anonime disputate in cadetteria, con il Verona che non andò oltre a sudate salvezze. La squadrà sfiorò poi il ritorno in massima serie nel 2005, quando concluse la stagione al 7º posto, con un solo punto in meno dell’Ascoli (promosso in Serie A dopo la squalifica del Genoa e i problemi economici di Perugia e Torino).

Nella stagione 2006-07, la crisi del Verona si acuì ulteriormente e la società, che aveva terminato il campionato nelle zone basse della classifica dovette disputare i play-out contro lo Spezia nei quale ebbe la peggio (2-1 a La Spezia e 0-0 a Verona) retrocedendo in Serie C dopo 64 anni. Nella stagione 2007-2008, partito con l’obiettivo di vincere il campionato e di essere “la Juventus della Serie C”, il Verona chiuse ultimo in classifica a pari punti con il Manfredonia, evitando la retrocessione diretta solo grazie agli scontri diretti a favore, e fu costretto a disputare i play-out contro la Pro Patria, riuscendo a salvarsi con un gol dell’uzbeko Zeytulaev nei minuti finali della partita di ritorno . Nelle due stagioni successive, il Verona non riuscì a fare il salto di categoria, ma sfiorò la promozione nella stagione 2009-2010, dopo che gli scaligeri persero la finale play-off contro il Pescara.

Anche la stagione della promozione (2010-2011) era iniziata negativamente, il nuovo tecnico Andrea Mandorlini, che alla tredicesima giornata aveva rilevato la squadra da Giuseppe Giannini al penultimo posto permise ai gialloblù di agganciare il 5º posto (l’ultimo utile per disputare i play-off) nelle ultime giornate di campionato. Gli scaligeri ottennero la loro seconda finale play-off consecutiva, stavolta contro la Salernitana, dopo aver eliminato il Sorrento, ed ebbero la meglio, tornando in cadetteria dopo 4 anni. Nella stagione 2011-2012, al ritorno in cadetteria, i gialloblù disputarono subito un campionato di eccellente livello; il Verona chiuse la stagione regolare al quarto posto, qualificandosi per i play-off e con una striscia di 12 vittorie casalinge consecutive, record per la Serie B. In semifinale il Varese si impose però nel doppio confronto, vincendo per 2-0 nella gara di andata e pareggiando al Bentegodi (1-1). Nella stagione 2012-2013, l’Hellas conquistò il 2º posto con 82 punti, a tre lunghezze dal Sassuolo vincitore del torneo (85) e soprattutto con due di vantaggio sul Livorno (80): gli scaligeri tornarono così nella massima serie dopo 11 anni Il centravanti Daniele Cacia conquistava inoltre il titolo di capocannoniere del campionato con 24 reti.

Nel campionato di Serie A 2013-2014 Il Verona disputò un ottimo girone d’andata chiuso al sesto posto in classifica, in lotta per l’Europa, con un rinato Luca Toni e la gradita sorpresa di un giovane in prestito dal Porto, Juan Manuel Iturbe, risultando la sorpresa del campionato; complice anche la cessione di Jorginho nella sessione invernale di calciomercato, la squadra chiuse la stagione lottando fino alla fine per un posto in Europa League ma terminando infine al decimo posto, dopo aver eguagliato sia il proprio record di sei vittorie consecutive in casa che quello del maggior numero di successi in una singola stagione di massima serie (16). Nella stagione 2014-2015 il Verona chiuse al tredicesimo posto; Luca Toni si laureò capocannoniere della Serie A con 22 reti, diventando il primo attaccante a fregiarsi di tale titolo con il club scaligero e contemporaneamente il miglior realizzatore di sempre dell’Hellas Verona nel massimo campionato. Durante l’estate il direttore sportivo Sogliano salutò il Verona dopo tre stagioni e lasciò il posto a Riccardo Bigon.

Nel campionato 2015-2016 un Verona in grave difficoltà e poco incisivo si ritrovò confinato in zona retrocessione per tutta la stagione. A fine novembre la carenza di risultati portò all’esonero di Mandorlini, che lasciò la panchina dopo cinque campionati; al suo posto viene ingaggiato Luigi Delneri. Il cambio di panchina non portò però la svolta nei risultati, con la squadra che chiuse il girone d’andata all’ultimo posto con 8 punti e nessuna vittoria. L’Hellas retrocesse infine matematicamente in Serie B con tre giornate di anticipo, dopo tre anni di massima serie, chiudendo la stagione all’ultimo posto con 28 punti e 5 vittorie, ottenute tutte nel girone di ritorno.

Alla vigilia del campionato di Serie B 2016-2017 il Verona, affidato a Fabio Pecchia, venne indicato tra i principali favoriti per la promozione. Nel girone di andata l’Hellas rispettò le previsioni laureandosi simbolicamente campione d’inverno, mentre meno esaltante si rivelò la seconda metà della stagione; i gialloblù infatti disputarono diverse partite sottotono e persero il primato a favore della rivelazione SPAL, che risulterà infine vincitrice del torneo. Il Verona riuscì comunque a difendere il secondo posto in classifica chiudendo a pari punti col Frosinone, ma in vantaggio negli scontri diretti, grazie al pareggio per 0-0 ottenuto sul campo del Cesena all’ultimo turno, gli scaligeri conquistarono quindi la promozione dopo un solo anno passato tra i cadetti.

La stagione successiva Serie A 2017-2018 vede un Verona con gravi carenze nell’organico che, guidato fino alla fine del torneo dal tecnico Fabio Pecchia alla sua prima esperienza in Serie A, retrocede matematicamente a tre giornate dal termine, come due anni prima, e conclude la stagione al penultimo posto.

Palmarès

Scudetto Campionato italiano: 1
1984-1985

Campionato italiano di Serie B: 3
1956-1957, 1981-1982, 1998-1999

Stadi di club

Fino al 1963 il Verona disputa le partite interne nel Vecchio Bentegodi, un impianto di 5 000 posto quasi nel centro storico di Verona, successivamente demolito nella seconda metà degli anni 1980. Dallo stesso anno l’Hellas gioca nel nuovo e omonimo Marcantonio Bentegodi: viene all’epoca inaugurato con una capienza di 40 000 spettatori, senza copertura in nessun settore e possiede l’allora usuale pista di atletica. Viene soprannominato dai veronesi “Lo stadio dei quarantamila”, alludendo alla capacità considerata esagerata dell’impianto – che però si rivela poi troppo piccolo per contenere le decine di migliaia di tifosi che lo riempiono per tutti gli anni 1980.

Le dimensioni dello stadio aumentano ancora quando, essendo scelto il Bentegodi come uno degli impianti della Coppa del Mondo 1990, viene aggiunto un ulteriore anello: tutte le sezioni vengono dotate di copertura e la viabilità circostante è rinnovata per facilitarvi l’accesso, tuttavia la capienza complessiva dell’impianto rimane quasi invariata per la creazione di vie di fuga, di spazi di sicurezza e per la posa di seggiolini numerati in tutti i settori. L’11 dicembre 2009 viene inaugurata la nuova copertura dello stadio, interamente realizzata con pannelli solari fotovoltaici; si trattava, all’epoca, del più grande impianto fotovoltaico in Italia e tra i primi in Europa realizzato su una struttura sportiva.

Dal 2012 il Verona ha iniziato ad allenarsi presso lo Sporting Center Paradiso di Peschiera del Garda.

Record del club

Prima Categoria 7
1910-1911 1920-1921

Prima Divisione 5
1921-1922 1925-1926

Divisione Nazionale 3
1926-1927 1928-1929

Serie A 28
1957-1958 2017-2018

Serie B 53
1929-1930 2018-2019

Serie B-C Alta Italia 1
1945-1946

Serie C 2
1941-1942 1942-1943

Serie C1 4
2007-2008 2010-2011

La squadra ha ottienuto il suo migliore piazzamento, ovvero il primo posto, nella Serie A 1984-1985. Altri importanti piazzamenti si hanno nella Serie B 1956-1957, nella Serie B 1981-1982 e nella Serie B 1998-1999, dove la squadra veronese conquista il campionato di Serie B e viene promossa. A livello internazionale, la squadra partecipa alla Coppa dei Campioni 1985-1986, alla Coppa UEFA 1983-1984 e a quella 1987-1988. L’Hellas è inoltre la ventesima squadra che ha totalizzato il maggior numero di punti nella storia del campionato di Serie A.

L’italiano Luigi Bernardi è il recordman di presenze assolute in maglia gialloblù, con 337 partite disputate a cavallo degli anni 1920 e 1930. Per quanto riguarda i goleador, l’oriundo verdeoro Arnaldo Porta detiene da oltre 80 anni il titolo di miglior cannoniere assoluto del Verona, grazie alle 74 reti siglate dagli anni 1910 agli anni 1930. È seguito a ruota dal primo azzurro, Sergio Sega, fermatosi a quota 71 marcature (in due spezzoni di carriera) nel secondo dopoguerra. Ancora un brasiliano, Adaílton, detiene il primato di gol per uno straniero, con le 52 segnature messe a segno a cavallo degli anni 1990 e 2000. In campo continentale, capocannoniere dell’Hellas nelle coppe europee è il danese Preben Elkjær, grazie ai 9 gol realizzati in 11 partite giocate, nelle file dei gialloblù, tra Coppa UEFA e Coppa dei Campioni.

Limitatamente alla Serie A, il più prolifico coi colori gialloblù è l’italiano Luca Toni, capace di siglare 48 reti dal 2013 al 2016; coi 22 centri della stagione 2014-2015, è inoltre il miglior marcatore scaligero in un singolo torneo di massima serie nonché il primo giocatore del Verona a vincere il titolo di capocannoniere della Serie A. Il danese Elkjær è il maggior marcatore straniero dell’Hellas in massima categoria, in virtù dei 32 gol siglati dal 1984 al 1988. Daniele Cacia, con le 24 reti siglate nel campionato di Serie B 2012-2013, detiene il record assoluto di marcature in una singola stagione con la maglia gialloblù.

Tifosi

La nascita delle “Brigate Gialloblu” avviene il 30 novembre 1971, presso il Bar Olimpia di Borgo Venezia. Come la maggioranza degli altri gruppi di tifosi organizzati, nascono come apolitiche e i primi scontri di rilievo si hanno nel 1973 proprio con tifoserie apertamente schierate come quella bolognese. La svolta nello stile del tifo si ha nel 1976, quando i brigatisti stringono la storica amicizia con i tifosi del Chelsea iniziando a esporre allo stadio l’ancora oggi consueta Union Jack. Gruppi con connotazione di destra (“Gioventù Scaligera”, “Verona Front”, “Hellas Army”) o di sinistra (“Rude Boys”) coesistevano nelle “Brigate Gialloblu” rispettandosi reciprocamente[69].

Nella seconda metà degli anni 1970, con l’aumentare della matrice politica in molti gruppi ultras tra cui le stesse Brigate e con la stipulazione della maggior parte dei gemellaggi e delle rivalità presenti ancor oggi tra tutte le tifoserie, i tafferugli e gli scontri tra tifosi si moltiplicano. I tifosi del Verona, in seguito a episodi come il “saccheggio” di Brescia del dicembre 1986, finiscono nell’occhio del ciclone per non uscirne mai più. In seguito al ripetersi di incidenti e di tafferugli con l’intromissione sempre più insistente delle forze dell’ordine, il gruppo delle Brigate decide di sciogliersi il 14 novembre 1991 e passa il testimone alla Curva Sud. Lo scioglimento delle Brigate non intaccò minimamente la passione e l’entusiasmo dei tifosi gialloblù che rimangono ad applaudire la squadra anche dopo la retrocessione in Serie C del 2007. In quell’occasione per tutta la durata dei festeggiamenti dei tifosi e dei giocatori dello Spezia (risultati vincitori nel doppio confronto) la curva dell’Hellas rimane piena, a intonare cori di sostegno e di appartenenza.

I tifosi del Verona sono gemellati con i sostenitori della Fiorentina. Un gemellaggio molto sentito, uno tra i primi nella storia del calcio italiano. Altro gemellaggio della Curva Sud veronese è quello con i tifosi della Sampdoria sancito il 6 maggio 1973, dopo gli scontri di Genova del 30 dicembre 1972. Poi vi è un gemellaggio con la Triestina che risale agli anni 1970 ed è molto sentito da entrambe le tifoserie, a causa delle forti convergenze delle due curve. Ci sono poi ottimi rapporti ma non un vero e proprio gemellaggio con la tifoseria della Lazio, anch’essa gemellata con quella della Triestina.

A livello internazionale le amicizie più importanti sono quelle con i supporters del Kaiserslautern, con reciproca esposizione di striscioni, e con gli Headhunters del Chelsea, risalente alla seconda metà degli anni 1970 quando ad alcuni membri delle Brigate è concesso di esporre il loro striscione nella temuta Shed dei tifosi londinesi. Infine, prima degli anni ’90 si avevano anche delle amicizie con i tifosi del Lecce e con gli ora sciolti Boulogne Boys del PSG. Esisteva in passato anche un rapporto di gemellaggio con i tifosi della Sambenedettese.

La rivalità più accesa, per ragioni campanilistiche, è quella con i supporter del Vicenza – una sfida considerata da buona parte del tifo scaligero come un vero e proprio derby, perfino più importante della stracittadina veronese –, match dalla storia infinita essendo la squadra contro cui i gialloblù hanno giocato il maggior numero di incontri ufficiali (93) a partire dal 1911; il primo incontro amichevole tra le due società avvenne già il 29 aprile 1906, sotto un acquazzone a Vicenza e davanti ad «almeno di 500 spettatori che incoraggiavano a gran voce la compagine vicentina». Seguono a ruota quelle con il Brescia, il Napoli, il Torino e il Genoa, a causa dei numerosi scontri avvenuti tra le opposte fazioni nel corso degli anni d’oro del tifo organizzato in Italia; vi sono poi gravi inimicizie con gli ultras della Ternana, del Livorno, del Bologna e del Modena a causa di rivalità sportive che risalgono all’alba del calcio in Italia e anche per via delle visioni politiche totalmente opposte di una parte delle tifoserie; sono ostili anche i rapporti con le tifoserie dell’Udinese, per via dell’amicizia che lega triestini e veronesi, della Roma, per via dell’amicizia “politica” che lega veronesi e laziali e del Pescara per via del gemellaggio che lega gli abruzzesi ai vicentini. Le rivalità con il Catanzaro, la Reggina e la Salernitana hanno poi toccato tutte e tre il loro apice in altrettanti spareggi vinti dal Verona: uno per la promozione in Serie A disputato a Terni nel 1975 contro il Catanzaro (1-0); un doppio spareggio salvezza per la permanenza in massima serie contro la Reggina nel 2001 (1-0, 2-1) e un doppio spareggio per la promozione in Serie B contro la Salernitana nel 2011 (2-0, 0-1).

Sono pessimi anche i rapporti con i sostenitori di Milan (a cui il Verona costa 2 scudetti nel 1973 e nel 1990), Inter (ex gemellaggio interrotto bruscamente nel 2001 a causa di dissidi tra le due fazioni) e Juventus (rivalità condivisa con molte altre formazioni della penisola, dalle origini antiche). Altra rivalità molto nota è quella con i tifosi dell’Ascoli causa scontri con gli scaligeri in un incontro amichevole nella capitale picena. Altre rivalità degne di nota, maturate per ragioni sia campalinistiche sia sportive, si hanno infine con Mantova, Venezia, Padova, Atalanta, Cagliari, Palermo, Pisa, Cesena, Perugia e Como, nonché con le principali tifoserie del Meridione d’Italia quali Nocerina, Bari, Taranto, Cosenza, Foggia e Crotone.

Capitolo a parte merita il rapporto fra il Verona e i concittadini del Chievo. Pur condividendo il medesimo territorio d’origine, fino al 2001 non era mai esistita una reale competizione fra i due club: gli scaligeri erano il baluardo attorno al quale era ruotato per quasi tutto il XX secolo il calcio veronese, mentre quella clivense era una piccola squadra di quartiere che fin lì non aveva mai avuto significative esperienze nelle categorie nazionali. Le cose iniziarono a cambiare nella stagione 2001-2002, in coincidenza con l’esordio in Serie A del Chievo: permise innanzitutto al capoluogo veneto di diventare la quinta città italiana (dopo Milano, Roma, Torino e Genova) a poter vantare un derby in massima serie – chiamato il derby della Scala o, più raramente, il derby dell’Arena –, e inoltre mise per la prima volta sullo stesso piano le due società, ridisegnando le gerarchie fin lì in essere e dando il la a una vera e propria rivalità sportiva.

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