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L’Italia E Le Regioni

Italia: terra di prosperità, di geni e di grandezze imperiali

Pochi lo sanno ma il nome “Italia” era inizialmente attribuito alla sola Calabria. Qui gli antichi Greci diedero vita ad agglomerati sociali e culturali avanzatissimi come Kròton, Locri Epizephyri, Hipponion, rispettivamente le odierne Crotone, Locri e Vibo Valentia. Della permanenza rimangono ancora oggi tracce inequivocabili inestimabili. Resa grande la parte meridionale di quella che sarebbe diventata la Penisola Italica, i greci vollero estendere il nome agli altri territori. Furono i Romani a completare il lavoro e a consegnarci l’immagine di una terra bellissima e fiammeggiante, vulcanica. Questo è, infatti, quello che si nasconde dietro il significato del nome.
L’ipotesi è accreditata dal lavoro del noto e apprezzato storico Gabriele Rosa mentre altre (come la derivazione africana dallo sconosciuto popolo dei taliani) non trovano alcun riscontro documentale.
Secondo la storiografia romana, la città di Roma fu fondata nel 753 a.C. Due secoli dopo, la città di Romolo e Remo diventerà la Capitale dell’emergente e prospero Impero Romano. Fino a oggi, il più esteso e glorioso impero che la storia antica e recente ricordi. La gloria ineguagliabile dei Cesari, da Caio Giulio a Ottaviano, non è infatti ancora stata superata. I Romani posero le basi della moderna civilizzazione con il diritto, il cattolicesimo, l’arte di derivazione classica, la tecnica e la politica. E’ infatti nell’Impero Romano, fatte proprie le base democratiche di derivazione greca, che nacque l’idea del Senato per come lo conosciamo, o meglio per come dovrebbe essere: i saggi del popolo che, forti dell’esperienza maturata, sono in grado di guidare la città e di consigliare le sfere più alte della politica. La gloria di Roma si affievolisce (ma non si spegne), dopo la scissione dell’Impero Romano.
L’Italia del Medioevo ha vicende altalenanti e travagliate.
E’ il periodo delle dominazioni germane, ostrogote e longobarde. Sarà il Papato a riprendere le redini del territorio, che da lì a poco sarà diviso in tre parti: il Sacro Romano Impero al nord, lo Stato pontificio al centro e le diverse potenze che regnarono nel Sud. La lotta tra Papa e imperatore, tra potere spirituale e potere temporale, porta infine alla formazione di città Stato, archetipo delle regioni. Il XIII secolo è comunque ricco di fermento culturale: è il secolo di Giotto, Dante e Petrarca. Nel XV secolo l’Italia riconquista a pieno titolo il primato culturale ed economico con l’Umanesimo e il Rinascimento, che vedranno nascere geni indiscussi come Leonardo Da Vinci e Michelangelo. Anche le scoperte geografiche rimettono l’Italia al centro con il genovese Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci (italiano era, del resto, lo stessi Marco Polo).
Il Sacro Romano Impero cade infine sotto Napoleone Bonaparte, corso di famiglia italiana (un anno prima della sua nascita, la Corsica è ancora italiana). E’ lui a proclamare il Regno d’Italia e a incoronarsi re, lasciando la gestione del Regno di Napoli al cognato Gioacchino Murat. Napoleone compie diverse razzie in Italia, depredandola di ricchezze e beni artistici. E’ il caso della Gioconda, risalente al periodo toscano di Leonardo ma comunque conservata al Louvre. Caduto Napoleone e giustiziato Murat, il Regno ritrova le radici e la voglia di essere Patria.
Dal fermento della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini nasce la rivolta contro l’Austria che porterà, nel 1861, all’unificazione dell’Italia. Non senza aspetti dolorosi e controversi. Le camice rosse di Garibaldi deprederanno il Sud delle ricchezze, uccidendo centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini. Cavour, conte di stanza in Francia, darà frattanto il colpo di grazia alle prospere banche del Regno di Napoli per arricchire gli istituti piemontesi in fallimento. L’Italia, comunque, si fa. Così come si fanno e superano le due guerre mondiali, a cavallo delle quali si sviluppa il ventennio fascista.
L’Italia ritrova un assetto democratico con la Costituzione del 1948, che sancisce la sovranità popolare. Sulla scorta delle Carte liberali (per esempio quella inglese) viene anteposto il diritto nazionale a quello internazionale. Un assetto che garantisce la buona gestione del territorio e i diritti fondamentali e non degli italiani, riconosce lo Stato Italiano, la sua indipendenza e e la piena legittimità degli organismi e delle istituzioni. Un’assetto che dura tutt’oggi.

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