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Calabria

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la Calabria era la detentrice di tutto il nome “Italia”

Originariamente la Calabria era la detentrice di tutto il nome “Italia”. Attorno al XV secolo a.C. vi abitava la popolazione degli Itali, discendenti degli Enotri. I Greci indicarono l’origine del nome in Ouitoulía dal vocabolo “Italòi” (plurale di Italós), termine con il quale i coloni achei che giunsero nelle terre dell’attuale Calabria designavano i Vituli, una popolazione che abitava le terre a sud dell’istmo di Catanzaro. Il termine deriva dal greco antico kalón-bryōn ([terra] che fa sorgere il bene/il bello), ad indicare la fertilità del suo territorio. Ne fa riferimento, ad esempio, il poeta e storico cinquecentesco Francesco Grano nel suo poema De situ laudibusque Calabriae, in cui, nell’elogiare le bellezze della Calabria, accenna anche alla sua etimologia”.
Le prime tracce della presenza dell’uomo in Calabria risalgono al Paleolitico come testimoniano i ritrovamenti nelle grotte di Praia a Mare e il graffito del Bos primigenius della Grotta del Romito a Papasidero, una figura di bue incisa nella roccia 12.000 anni fa. Durante l’era dei metalli giunsero nuove popolazioni, uno degli insediamenti più importanti risalente a quel periodo è il complesso di Torre Galli nei pressi di Vibo Valentia. Di fondamentale importanza è lo sbarco dei Greci sulle coste calabresi, che conquistarono dai Lucani le terre e si mescolarono con i popoli autoctoni, dando vita alla cultura Greco-Italica, estremamente florida nei secoli successivi. I Greci fondarono fiorenti colonie, così magnificenti da guadagnarsi l’appellativo di Magna Grecia (Grande Grecia), così importanti da superare, in alcuni casi, la stessa madrepatria. Le poleis magnogreche erano tuttavia destinate a perdere il proprio potere in favore dell’alleanza o della colonizzazione romana. Colonia a diritto Latino fu Vibo Valentia, dedotta nel 192a.C. Quest’ultima fu particolarmente importante nel I secolo a.C. e nel secolo successivo. Ospitò l’esercito e la flotta di Cesare e poi di Ottaviano, e Appiano la ricorda come una delle città più importanti della futura Italia. Unica roccaforte della lingua e cultura greca rimaneva infatti Reggio, che attraverso la Via Popilia collegava il suo porto a Roma. Le origini e la cultura greca viene ribadita dello stesso stemma della Regione: approvato e adottato nel 1992, racchiude in una cornice ovale il capitello dorico e la croce greca, assieme al pino laricio e alla croce potenziata. 
Il cristianesimo è la religione più diffusa nella regione. La quasi totalità dei cristiani in Calabria appartiene al cattolicesimo di rito romano e il territorio corrisponde alla Regione ecclesiastica Calabria, suddivisa in 11 diocesi. Le minoranze cristiane comprendono soprattutto ortodossi e cattolici italo-greci. La Calabria costituisce la punta dello Stivale, come viene chiamato il Belpaese a causa della sua forma. Bagnata da due mari e dal Golfo di Taranto, presenta anche molte zone montuose (tra cui il Pollino, l’Altopiano della Sila e le Serre calabresi. Il clima è prevalentemente mite: le temperature in genere lungo le coste non scendono mai sotto i 10 gradi e non salgono mai sopra i 40 °C, con punte di 42-44 °C nei mesi estivi. Lungo gli Appennini e nelle zone interne, dal Pollino, alla Sila fino all’Aspromonte, il clima è invece montano e nevoso, tanto che diverse sono le strutture che ospitano impianti sciistici attrezzati come quello di Camigliatello.  Varie zone della regione basano l’economia principalmente sul turismo estivo.
Nel settore primario, l’agricoltura è sviluppata soprattutto nella coltivazione di ulivi (la regione è al secondo posto in Italia per la produzione di olio, dopo la Puglia), di viti e di agrumi (uno di essi è il bergamotto, che cresce solo in Calabria ed è alla base di molti profumi). Molta praticata anche la pesca, con specialità ittiche quasi irreperibili altrove, in particolare nel litorale vibonese. 
Nel settore secondario sono ancora poco sviluppate le industrie alimentari e tessili; nelle zone di Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria sono sorte industrie petrolchimiche, metalmeccaniche e chimiche. Lo scarso sviluppo industriale e l’assenza di grandi città, tuttavia, ha permesso di preservare per lungo tempo il mare incontaminato, e la Calabria è tuttora considerata un “paradiso naturalistico”, tanto che fu l’apprezzato scrittore Gabriele D’Annunzio ad affermare che qui ci fosse “il chilometro più bello d’Italia”.
Diverse le attrazioni storico-artistiche tra cui la Chiesetta di Piedigrotta, un edificio religioso unico nel suo genere ricavato interamente nel tufo. 
Per quanto riguarda i prodotti tipici, il Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari in collaborazione con la Regione Calabria, ha riconosciuto 272 prodotti calabresi come “tradizionali” tra cui 16 liquori e 18 prodotti Dop e Igp. Tra questi si annoverano il Tartufo di Pizzo, la Cipolla Rossa di Tropea, le Clementine di Calabria, la Liquirizia e l’olio extra-vergine di oliva. 

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